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Icona Gabranth 1.png Gabranth: Perché rinunci a ciò di cui devi avere più cura?
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Dyne
ダイン (Dain)
FFVII Dyne art.png
Informazioni biografiche
Patria Corel
Famiglia Marlene (figlia)
Descrizione fisica
Razza Umano
Sesso Maschio
Capelli Marroni
Occhi Marroni
Gameplay
Tipo Boss
Attacco finale Molotov
Dietro le quinte
Designer Tetsuya Nomura
Personaggio di Final Fantasy VII
Va bene... te lo spiego. Perchè voglio distruggere tutto. Le persone di questo luogo... Il luogo stesso... Tutto... il... mondo...!
—Dyne

Dyne è un personaggio secondario in Final Fantasy VII.

Vecchio amico di Barret e vero padre di Marlene, è stato dato per morto diversi anni prima degli eventi del gioco, ma riappare misteriosamente sulla scena quando il gruppo di protagonisti arriva per la prima volta al Gold Saucer.
Nel corso degli anni, Dyne ha maturato profondi sentimenti di rabbia, rimorso e odio verso ogni cosa, annerendo la sua anima.

ProfiloModifica

Aspetto fisicoModifica

Dyne-sprite.png

Dyne è un uomo alto e robusto, con i capelli tagliati cortissimi e uno sguardo costantemente accigliato, reso ancor più minaccioso dalla vistosa cicatrice sull'occhio sinistro. Nel gioco originale, il suo modello aveva i capelli color viola scuro, ma la sua apparizione più recente li ha resi marroni.
Indossa una maglia bianca senza maniche sotto una giacca smanicata di pelle nera, pantaloni baggy verde militare e pesanti anfibi marrone scuro. Appeso al collo ha un ciondolo con la foto della sua famiglia e nella mano destra porta un guanto di pelle che lascia libere le dita. Come Barret, anche lui ha perso una mano e l'ha sostituita con un'arma da fuoco: in questo caso, ha un enorme mitragliatore dalla lunga canna di grosso calibro montato sul braccio sinistro. L'arma possiede un grosso disco sotto al telaio, che si tratta probabilmente di una ventola atta a impedire che si surriscaldi con l'uso. Durante la sua scena di presentazione, Dyne cammina zoppicando, ma non è del tutto chiaro se sia a causa di altre ferite.

PersonalitàModifica

La storia di Dyne è resa nota al giocatore attraverso i dialoghi di Barret e un importante flashback: prima degli eventi del gioco, Dyne era un uomo semplice e legato alle proprie origini, che amava il proprio lavoro e le miniere della sua città, rifiutando di lasciare spazio al progresso e alla costruzione di un reattore mako vicino ad essa.
Dopo la tragedia di Corel, la personalità di Dyne cambiò radicalmente: divenuto capo dei briganti del deserto, si trasformò in un uomo crudele e senza scrupoli, il cui unico scopo nella vita è distruggere tutto ciò che esiste, vendicandosi dell'intera umanità e vivendo nell'odio. In fondo al suo cuore, tuttavia, conserva ancora un profondo amore per la perduta moglie Eleanor e per la figlia Marlene, arrivando a comprendere le sue azioni dopo aver scoperto che quest'ultima non è perita nell'incidente, ma è stata tratta in salvo dal suo vecchio amico Barret.

StoriaModifica

Orphan (crisi).pngPericolo Spoiler: Seguono dettagli su trama e/o finale. (Salta sezione)Orphan (crisi).png

L'oppressione della ShinraModifica

Nato e cresciuto nella città mineraria di Corel, Dyne amava la vita che faceva: aveva un bel lavoro nella miniera di carbone, era felicemente sposato con Eleanor e teneva moltissimo alla sua piccola figlia Marlene. Era anche legato da una forte amicizia con Barret, anche lui abitante di Corel.
Le cose cambiarono completamente quando Scarlet, una dirigente della società energetica Shinra si presentò nella cittadina: la compagnia, che in quel momento si stava ancora affermando, aveva scoperto un enorme fonte di energia mako nei pressi di Corel, e Scarlet propose di costruire vicino alla città un reattore per estrarla e raffinarla. Dyne, non volendo rinunciare al proprio lavoro di minatore, si oppose all'idea, ma Barret e il sindaco della città erano dell'opinione opposta: ormai il carbone era una risorsa obsoleta, e l'energia mako avrebbe migliorato molto la qualità della vita di Corel.

Trovandosi in minoranza nella decisione, Dyne dovette accettare a malincuore la costruzione del reattore, ma non passò molto tempo che le sue paure si realizzarono nel peggiore dei modi. Qualche tempo dopo la costruzione del reattore, l'organizzazione terroristica AVALANCHE ne prese il controllo, e poco dopo scoppiò uno scontro con la Shinra, durante il quale il reattore esplose e divenne inutilizzabile.
La Shinra colse l'occasione per eliminare ogni possibile testimone dell'evento e diede alle fiamme Corel, uccidendo tutti gli abitanti, comprese Eleanor e la moglie di Barret, Myrna. Dyne e Barret, che in quel momento erano in escursione nel bosco, tornarono alla cittadina per trovare solo morte e distruzione. Braccati dai soldati dell'esercito Shinra, i due cercarono di fuggire attraverso i canyon, ma Dyne perse l'equilibrio e rischiò di precipitare in un crepaccio, salvato solo dal tempestivo intervento dell'amico, che lo afferrò con la mano destra.
Scarlet, infuriata per l'inefficienza dei suoi soldati nell'inseguire due uomini disarmati, prese un fucile personalmente e sparò una raffica, polverizzando la mano di Barret e facendo precipitare Dyne nel vuoto.

Un altro mitragliatoreModifica

Credendo che il suo amico fosse morto, Barret fuggì da Corel: curato da una dottoressa di AVALANCHE che aveva anche tratto in salvo Marlene, egli prese la bambina con sé e si unì al gruppo terrorista, giurando vendetta contro la Shinra per tutta la morte che aveva causato.

Dyne, in realtà, era miracolosamente sopravvissuto alla caduta, e si era nascosto nelle profondità dei canyon di Corel per sfuggire alla Shinra. Per molto tempo visse nell'anonimato, cercando di riprendersi dalle ferite riportate, e si fece installare un enorme fucile sul braccio sinistro ormai inutilizzabile. Con il tempo, sentendo parlare di ciò che accadeva nel mondo, il suo rimorso per non essersi opposto alla Shinra quando poteva farlo si trasformò in autentico odio per la compagnia, e presto quest'odio degenerò al punto da renderlo un sociopatico intenzionato a vendicarsi sul mondo intero.

Barret e Dyne.jpg

Barret e Dyne faccia a faccia.

La prigione di CorelModifica

Nel periodo che seguì, Dyne divenne capo delle bande selvagge del deserto di Corel in poco tempo, prendendo anche il controllo della prigione e istituendo una sorta di regime mafioso. La nuova regola del posto divenne presto chiara: se qualcuno fosse finito laggiù e avesse voluto uscirne, avrebbe dovuto rivolgersi direttamente a Dyne... e sperare che non avesse la luna storta. Tutti lo temevano, e nessuno osava contraddirlo. Allo stesso modo, però, nessuno fuori dalla prigione era consapevole della sua esistenza.
Un giorno qualunque, per un buffo scherzo del destino, le strade di Dyne e Barret si incrociarono proprio nella prigione di Corel. Sapendo dell'arrivo di un gruppo di soldati Shinra da quelle parti, Dyne compì una strage all'interno del Gold Saucer, il parco divertimenti costruito nelle vicinanze di Corel, proprio mentre anche Barret si trovava sul posto insieme a ciò che rimaneva di AVALANCHE: il solo testimone della strage affermò che a compierla era stato un uomo con un mitragliatore al posto del braccio, e fu perfettamente ovvio che Barret dovesse essere il colpevole.

Quando il gruppo fu gettato nella prigione di Corel e cercò di trovare un modo per tornare su, il boss Coates li indirizzò verso il cimitero dove si trovava Dyne: quando Barret si ritrovò incredulo davanti al suo vecchio amico, da anni creduto morto, questi stava pregando davanti alle tombe memoriali che aveva eretto per sua moglie e sua figlia. Vedendo Barret vivo, Dyne gli rivelò che, a causa del dolore per la morte della sua famiglia e della sua città, intendeva distruggere ogni cosa al mondo. Tentando di riportarlo alla ragione, Barret rivelò all'amico che Marlene era ancora viva, e che avrebbe potuto riunirsi a lei se lo avesse voluto.
Dyne quasi pianse nel sentire che sua figlia era ancora viva e vegeta, ma ora nel suo cuore sentiva che Eleanor sarebbe rimasta sola nell'aldilà, e Marlene non avrebbe mai potuto crescere bene senza una madre: l'unica soluzione logica per Dyne era terminare ciò che la Shinra aveva interrotto e porre fine alla propria vita e quella della bambina.

Ormai completamente fuori di senno, Dyne affrontò Barret in un furioso scontro, ma quest'ultimo riuscì a riportarlo alla ragione. Sconfitto, Dyne consegnò all'amico il suo unico ricordo di Eleanor, il ciondolo che portava al collo, e sentendosi ormai senza speranza si tolse la vita genttandosi nel crepaccio vicino.

Dopo la crisiModifica

L'anima di Dyne viaggiò a lungo nel limbo: a causa dei sensi di colpa per aver cercato la distruzione, egli non riusciva a trovare la pace, e il suo mitragliatore appariva sporco di sangue a simboleggiare il suo peccato. Mentre vagava senza meta e senza speranza, Dyne incontrò l'anima della giovane Aerith, che lo aiutò a liberarsi del suo fardello e lasciarsi il passato alle spalle. Libero dai peccati commessi in vita, Dyne riuscì finalmente a ricongiungersi con l'amata Eleanor, unendosi a lei nel flusso vitale.

Gli spoiler finiscono qui.

Poteri e abilitàModifica

EquipaggiamentoModifica

GameplayModifica

Articolo principale: Dyne (boss)

Dyne è affrontato come boss nel cimitero a nord della prigione di Corel. Lo scontro sarà combattuto dal solo Barret, e Dyne disporrà di una tecnica molto simile a un attacco Limite.

SviluppoModifica

Nelle prime stesure del gioco, il ruolo di Dyne e il suo astio verso Barret erano leggermente diversi rispetto alla versione finale: originariamente, Marlene avrebbe dovuto essere la figlia naturale di Barret, e Dyne avrebbe affrontato l'amico in preda alla frustrazione per aver perso tutto e non avere più nessuno al proprio fianco, al contrario di quest'ultimo.
Secondo quanto affermato dai programmatori del gioco, Dyne era stato anche pensato con un coltello o un machete al posto del braccio sinistro. Altri nomi proposti per Dyne erano Duel e Vicks.

Altre comparseModifica

Final Fantasy VII G-BikeModifica

Dyne compare come boss in questo spin-off non canonico del settimo capitolo. Dispone di Mina-S come attacco Limite, e durante la battaglia Barret supporterà il giocatore.

Final Fantasy Record KeeperModifica

Dyne è il boss finale del livello "Prigione di Corel" ripreso da Final Fantasy VII.

CuriositàModifica

  • A seconda della persona che porterà Cloud assieme a Barret da Dyne, cambierà la persona con cui il protagonista avrà un appuntamento nel Gold Saucer.
  • Quasi a sottolineare la drammaticità del personaggio, Dyne non solo non possiede nessun tema musicale, ma le uniche cose che si sentono durante il suo dialogo con Barret sono il suono del vento e il rumore dei suoi spari.
  • Il ciondolo di Dyne è uno degli oggetti chiave visualizzabili nel disco extra dell'edizione International di Final Fantasy VII.
  • Sebbene il braccio su cui Dyne ha il mitragliatore sia il sinistro, durante il flashback che mostra la sua apparente morte è visto aggrapparsi a Barret con la mano destra. Se non si tratta di un errore nella realizzazione della scena, è ipotizzabile che solo Barret abbia perso la mano per i proiettili, mentre Dyne l'abbia persa a seguito della caduta nel burrone: la scena è ancora più ambigua per il fatto che non si vedono effettivamente i proiettili sparati contro i due, e pertanto non si vede cosa è colpito da essi.
  • Dyne ha una spiccata somiglianza fisica con Bryan Fury della serie TEKKEN.

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